Vita ad alto potenziale cognitivo

Servizio di Carmen Fiore | Fotografie di Michela Taeggi

Alessandro ha 13 anni e da quando ha iniziato a parlare ha impressionato tutti per la sua loquacità, il linguaggio forbito, la logica da adulto e le argomentazioni esistenziali e profonde. Era lo spasso della mia comitiva e gli amici dicevano “Ma cosa c’è nascosto dentro questo bambino… un saggio di 80 anni?”

Quella di Alessandro è una delle tante storie che rientrano nell’8% della popolazione scolastica italiana e che prende il nome di bambini ad alto potenziale cognitivo o plusdotati. Ma è anche la storia di mio figlio, della sua spiccata curiosità e indipendenza, della sua ipersensibilità, delle sue abilità psicomotorie precoci e della difficoltà a essere compreso dai pari, dalla scuola e a inserirsi in un contesto scolastico omologante e non stimolante. Insieme ad Alessandro, ci raccontano la loro esperienza, Andrea, Sara, Lara, Ivan, Tommaso con i propri genitori e la dott.ssa Annamaria Roncoroni, Presidente Aistap, “Associazione Italiana per lo Sviluppo del Talento e della Plusdotazione”, in duplice veste di professionista e adulto con alto potenziale cognitivo. Nodo cruciale, su cui tutti convengono, è che in Italia la conoscenza della plusdotazione è molto ridotta, non è riconosciuta e valorizzata, creando spesso degli enormi disagi soprattutto in ambito scolastico e formativo oltre che sociale e familiare. Dove non ci sono disagi, invece, c’è comunque la sensazione di vedere sprecato un talento, un potenziale che, soprattutto nel contesto scolastico, viene sentito come un problema, un disturbo fatto di domande di approfondimento e richieste di attenzioni diverse dagli altri bambini, e che invece potrebbe essere gestito come una grande risorsa per il singolo e per la comunità.

Ma che cos’è la plusdotazione?

Secondo Stern, l’inventore del test che misura il quoziente intellettivo, in media un individuo ha un Q.I. di 100. Eppure, non è per tutti così. La dott.ssa Annamaria Roncoroni spiega che l’alto potenziale cognitivo è dato da un insieme di fattori e caratteristiche che non possono essere riassunte in un QI alto che ne è però spesso l’indice ma non l’unico fattore. La plusdotazione, continua, non implica solo il potenziale cognitivo ma c’è anche il talento artistico, musicale, visivo-spaziale, dell’intelligenza pratica. Talenti e potenzialità che non possono essere sintetizzati in un’unica definizione. La plusdotazione non è una diagnosi quindi non può essere affrontata allo stesso modo per tutti come può essere un problema specifico di apprendimento. 50 persone con lo stesso QI potrebbero avere qualche tratto comune ma caratteristiche completamente diverse. Perché al centro di questo discorso c’è prima di tutto la persona, con il suo carattere, le sue esperienze, il suo vissuto familiare, le sue specificità. E “Aistap”, lavora da sempre mettendo al centro l’individuo e la sua felicità che non deve per forza coincidere con un grande successo professionale ma con il benessere personale e il raggiungimento dei propri obiettivi. Perché dipende dal carattere, da quanto una persona può reggere la pressione e da cosa desideri per se stesso nella vita. Bisogna, infatti, fare una distinzione tra chi ha un potenziale inespresso, vive male la sua condizione per cui serve un intervento e chi, invece, consapevolmente decide di sfruttarlo in modo diverso. Molti dei malesseri di questi ragazzi, dipendono da una questione culturale trasversale che tocca famiglia, società e scuola. Il bisogno di questi bambini, come tutti gli esseri umani, è quello di essere accettati per ciò che sono nei propri limiti e nelle loro eccezionalità. La scuola, così come la famiglia non deve pretendere più di quanto il bambino possa dare perché ognuno ha i propri tempi, sennò sentono di non soddisfare le aspettative e possono retrocedere a un periodo di underachievement, cioè di sottorendimento. La scuola è un momento formativo non di competizione e, soprattutto, si dovrebbe insegnare ai nostri figli a essere liberi dall’omologazione che oggi, più di ieri, controlla la nostra società. Perché il problema di molti plusdotati è quello di non riuscire a far parte di un gruppo, non corrispondendo ai canoni standard. Chi ha un carattere più forte se ne frega e tira per la propria strada, chi non ce l’ha soffre molto di questa condizione. Che per loro è normalità, ma per gli altri no. Perché oggi, purtroppo, la “normalità” è sinonimo di standardizzazione.

Come si riconosce una persona plusdotata?

La persona plusdotata nell’infanzia si differenzia per alte potenzialità cognitive o talenti particolari da supportare e nutrire. In adolescenza queste capacità dovrebbero manifestarsi in qualcosa di concreto e, infine, in età adulta la plusdotazione è associata a una eminence, cioè al raggiungimento di un risultato perché il contrario significherebbe che il potenziale di partenza non coltivato sia sparito nel tempo.

La scuola come lavora su questi bambini?

La scuola, per quasi tutti gli intervistati, è un problema in quanto non c’è formazione specifica e non si attua nemmeno la personalizzazione prevista dalle indicazioni nazionali del Miur. Molte volte si arriva a misdiagnosi in quanto si crede che un bambino plusdotato non abbia, di contro, gli aspetti tipici della sua età con in più molto spesso, una forte ipersensibilità che amplifica le sue emozioni e il proprio vissuto. La dott.ssa Roncoroni spiega che così come il bambino plusdotato non deve prevalere sugli altri, ha anche lui però il diritto a un’istruzione pari al suo livello cognitivo. Perché sennò si annoia e soffre di questa condizione ripetuta per anni che lo porta a rinunciare a una parte di sé per compiacere gli altri, mostrando dei sintomi comportamentali spesso confondibili con altri problemi. È molto importante che gli insegnanti sappiano riconoscere un bambino con queste caratteristiche per supportarlo nell’apprendimento con una didattica inclusiva e potenziata. Quello che manca è una formazione dei docenti mirata allo sviluppo del potenziale di ogni bambino con una didattica inclusiva che orienti alla felicità.

Com’è essere genitori di bambini plusdotati?

Annalisa, mamma di Andrea e Sara, da una risposta condivisa da tutti “Una gioia perché sono bambini pieni di vita, autonomi con ragionamenti che ti illuminano e per te è normale che siano così “avanti”. Emotivamente stressante e frustrante nel momento in cui ti scontri con i pregiudizi degli insegnanti, i giudizi dei parenti che ledono la loro autostima e mettono in dubbio la loro plusdotazione minimizzandone pregi e problemi.”

 

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Poi la parola passa ai bambini

Alessandro, 13 anni

“La plusdotazione? Essere diversamente abili!” ride “Essere più avanti della propria età. Avere un dono che se non capito si sta male, se compreso e si riesce a sfruttare e a realizzarsi si è felici.” A 2 settimane stava dritto con la testa. A 9 mesi camminava. A 1 anno e mezzo ha tolto il pannolino da solo. A 3 anni parlava correttamente con un linguaggio forbito e una logica da grande e iniziava a leggere. Ipersensibile. Esistenzialista. Alla scuola ha scelto l’homeschooling per orientarsi alla felicità, allo sviluppo del proprio potenziale e approfondire i propri interessi come la comunicazione interspecie, lo sport, gli animali e avere tempo per le relazioni significative con persone di ogni età oltre che per il riposo.

Lara, 10 anni

“La plusdotazione è quando bambini e anche adulti hanno un QI più alto, sono più emotivi e più sensibili.” Stava seduta da sola a 4 mesi e mezzo, a 5 sfogliava da sola i libri, a 6 ha iniziato a gattonare, a formare frasi complesse a poco più di un anno, a leggere a 3 anni. Aveva costante bisogno di stimoli nuovi e complessi. È una bambina solare, piena di energia e di voglia di vivere. Ipersensibile, ha grandi difficoltà a gestire la sua emotività e deve fare i conti con la discrepanza tra età anagrafica e mentale. Si sente sempre sotto pressione, giudicata e inadatta. La valutazione della plusdotazione è servita appunto per spiegarle che “diverso” non vuol dire “sbagliato”.

Ivan, 13 anni.

“Non si è completamente diversi se si è plusdotati, si è solo più facilitati a comprendere certe cose, ma non tutto. C’è chi è più portato per qualcosa o per un’altra, secondo il test di valutazione io sono più portato per l’italiano. ”  Per le insegnanti rispondeva in modo geniale e aveva molte conoscenze. Ha iniziato a parlare precocemente, faceva domande filosofiche sul senso della vita. Sembrava un piccolo tuttologo e ci si chiedeva dove potesse apprendere tutte le nozioni. Bambino sereno e felice è ipersensibile: tutto è amplificato, incontrollabile e questo causa una forte frustrazione. Ha manifestato depressione, mal di testa debilitante fino a poco tempo fa. Con gli amici è il “popolare”.

Tommaso, 9 anni

“La plusdotazione non serve proprio tanto perché non t’interessa se un bambino è più intelligente o meno, siamo tutti bravi. È una piccola cosa ma vantarsene è un male. Perché sei un bambino come gli altri e siamo tutti uguali.” Ha iniziato a parlare correttamente precocemente, faceva conti a tre cifre a 3 anni, in bici senza rotelle a 2 anni. Con lui non si sarebbe capito facilmente, la valutazione è stata richiesta per confermare la diagnosi dsa. È twice exeptional cioè è plusdotato ma è anche dislessico, disgrafico e disortografico, cosa che lo prova dal punto di vista emotivo soprattutto prima delle valutazioni. Ipersensibile, lo manifesta con scatti d’ira ma è un bambino sereno e felice. Ha difficoltà a socializzare, ma con i pochi amici è visto come un bambino pieno di risorse e da imitare.

Sara, 10 anni

“La plusdotazione? Boh!” Ha un particolare talento nel costruire accessori di moda e per le bambole, crea giocattoli, storie, inventa anche oggetti perché è molto creativa e utilizza molto i colori. Intorno ai 3, 4 anni una maestra si è accorta che si rifiutava di svolgere le attività nella sua classe ma in quelle dei bambini più grandi stava meglio e lavorava molto bene. È twice exceptional perché oltre alla plusdotazione ha la dislalia che crea problemi nell’eloquio. Estremamente sensibile, altruista, tranquilla e generosa, si commuove per qualunque cosa ma soprattutto per gli animali e la morte. È ipersensibile. A volte i suoi pensieri sono talmente profondi e ricchi di sentimenti e di emozioni che ti lasciano senza parole. La dissincronia è molto marcata: a livello cognitivo e di autonomia è molto avanti ma a livello emotivo comportamentale è più immatura.

 

Andrea, 17 anni

“La plusdotazione è la capacità di avere mille interessi e approfondirli ma in realtà è uno svantaggio perché non tutti vogliono avere a che fare con persone intelligenti, allora ti trattano male e ti eliminano.” Definito dalla pediatra “ genio col ciuccio “, ha anticipato tutte le tappe dello sviluppo: a 4 anni ha imparato da solo a leggere e scrivere, a fare i primi calcoli matematici, a gestire tutte le funzioni del telecomando e del pc senza che nessuno glielo avesse insegnato. Molto sveglio e attento ai particolari, attratto dai libri, distingueva il rumore dei motori delle auto attribuendo il giusto nome della marca automobilistica e/ o della persona. Costruisce mappe concettuali col software “ Supermappe “ e piste automobilistiche, ha grande memoria sportiva soprattutto nel nuoto. È twice exeptional perché presenta la SMOF (Squilibrio Muscolare Orofacciale). S’interessa di politica, cultura, musica. Non pensa che il suo futuro sia in Italia, qui non riesce a sentirsi accettato e normale.

 

Annamaria Roncoroni, 49 anni

“La plusdotazione da adulti è molto complessa. È un mondo in cui entrare in punta di piedi per cercare di capirlo. O hai raggiunto i tuoi obiettivi o non vivi felice e serena. Gli obiettivi non sono la carriera ma ciò che ti fa stare bene.” Passione per la psicologia. Vissuto personale complicato causato da un difficile ambiente scolastico ed esterno e dal suo carattere. Ecco gli elementi che l’hanno stimolata a studiare la plusdotazione. Non ha mai avuto un buon rapporto con la scuola, ha sofferto di bullismo, è stata offesa pesantemente e presa in giro dai coetanei che la isolavano. È stata anche bocciata mentre coltivava interessi specifici in biblioteca. Dopo le superiori pensava di non poter fare l’università, così ha lavorato presso lo studio del padre coltivando il suo interesse per l’economia e si è sposata. Con la morte del marito e con due figli piccoli, si è trovata nella situazione di dover decidere cosa fare della sua vita, così ha deciso di rincorrere il suo sogno e diventare psicologa conseguendo la laurea e il dottorato di ricerca sulla giftness, lavoro all’università fino a quando ha fondato Aistap, un’associazione indipendente incentrata sul bene dei bambini plusdotati.

 

Il servizio è stato pubblicato sul settimanale Gente nel 2018.

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