Génération involontaire

Tahar Ben Jelloun, definisce i minori immigrati génération involontaire  (generazione involontaria): ” Una generazione destinata a incassare i colpi. Questi giovani non sono immigrati nella società, lo sono nella vita…  Essi sono lì senza averlo voluto, senza aver nulla deciso e devono adattarsi alla situazione in cui i genitori sono logorati dal lavoro e dall’esilio, così come devono strappare i giorni a un avvenire indefinito, obbligati a inventarselo invece che a viverlo”.

Tyson ha 8 anni, ha occhi vispi e un carattere irrequieto. Frequenta la seconda elementare, gli piace giocare con gli altri bambini, è goloso di cioccolato e ha una passione per le automobili sportive.  Tyson è nato in Italia e vive in un campo rom nella periferia di Torino in un parcheggio abbandonato  tra l’autostrada e il deposito ferroviario della città, senza elettricità e senza acqua. Al campo ci sono altri venti bambini tutti nati in Italia con le loro rispettive famiglie. Frequentano tutti la scuola e i più piccoli l’asilo, apparentemente stanno vivendo un’infanzia come molti altri bambini italiani se non fosse che Tyson, Sasha e Speranza non sono riconosciuti dallo stato italiano. Sebbene nati nel nostro paese non hanno una carta d’identità, l’unico documento in loro possesso è un semplice certificato di nascita.  Tyson per lo stato italiano è semplicemente un bambino senza fissa dimora schedato come rom.  Sospesi fra due culture diverse, questi bambini cercano di costruirsi una propria identità personale partendo da un piazzale assolato accanto all’autostrada.

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