Alla fine del gioco

Nell’immaginario collettivo, sono gli uomini le principali vittime del gioco d’azzardo, e invece, anche le donne, spesso, si fanno irretire da questo mondo illusorio. Si stima che il 40% delle persone affette da ludopatia sia composto proprio dal sesso debole. Perché ci cascano? Per guadagnare grosse cifre senza sforzi, e per sentirsi importanti. E’ successo ad Anna, 40 anni, frequentatrice dell’associazione “G.A. Gruppo Giocatori Anonimi” di Torre Boldone, in provincia di Bergamo. Un gruppo di uomini e donne che, attraverso il reciproco aiuto, cercano di uscire dal tunnel del gioco compulsivo. “Me lo ricordo ancora quel brivido che, come una scossa, mi attraversava la schiena e saliva fino alla testa” racconta Anna. “Ero al bar di una mia amica, puntai i primi 5 euro e dopo qualche minuto me ne ritrovai fra le mani ben 500! Ancora non lo sapevo, ma quella vincita inaspettata mi avrebbe rovinato la vita”. Sono passati 12 anni da quando Anna si è sporta, quasi inconsapevole, in quel baratro che è il gioco d’azzardo.  Poi, come un bambino che non si rende della pericolosità di certe azioni, ha iniziato ad aumentare le cifre investite.

Prima dieci, venti, poi cinquanta euro, fino a quando è arrivata a giocarsi lo stipendio: l’inizio della fine. “Giocare mi faceva stare bene, non pensavo a nulla, mi sentivo bella e importante, soprattutto quando vincevo. Allora ero impiegata in una struttura pubblica come assistente socio assistenziale, e vivevo con mio figlio  e i miei genitori. Spendevo circa 400 euro a sera nei club della provincia. Uscivo alle 21 e tornavo alle 4 del mattino. Bevevo, fumavo e giocavo tutta la notte. Quando rientravo, era già mattina e avevo solo il tempo di disfare il letto per far sembrare che avessi dormito a casa.  Una volta fatto, correvo  a lavorare”. Dopo qualche mese, Anna inizia a rendersi conto di non essere più quella di un tempo, ma una donna logorata dai debiti, e che non vince più.  “ La mia vita correva inesorabile su un doppio binario, quello della mamma lavoratrice e quello della giocatrice incallita,  e poi c’era il senso di colpa verso i miei familiari. Mi sentivo logorata, non riuscivo più a mentire. Non dormivo, pregavo e stavo male, pensavo di aver toccato il fondo, ero arrivata a rubare i soldi ai miei genitori, che un giorno si sono accorti di un ammanco sul conto corrente e mi hanno chiesto spiegazioni. A quel punto, ero davvero disperata, cosi ho confessato tutto: ero una giocatrice d’azzardo e da più di 8 anni sperperavo il denaro nelle slot. Avevo dissipato circa 60.000 euro”. Nonostante tutto, la sua famiglia non l’ha abbandonata. “Inizialmente i miei pensavano che mentissi e che mantenessi un uomo. Per loro non è stato facile accettare la mia dipendenza dal gioco d’azzardo, tant’ che mi hanno mandata via di casa, aiutandomi a trovare un appartamento e sostenendo le spese iniziali dell’affitto. Non è tutto, perché si sono anche presi cura di mio figlio perché io non ero più in grado. Un giorno mio padre, navigando in rete, ha scoperto il “Gruppo Giocatori Anonimi” di Torre Boldone, così  siamo andati insieme.

Oggi, ad aiutarmi, c’è anche mio figlio, che frequenta il gruppo regolarmente. E’ un ragazzo meraviglioso”. Anna, finalmente, sente di essere una donna nuova. “Non gioco da  due anni e cinque mesi”, dice con orgoglio. “Ho capito di essere fortunata perché ho un lavoro che mi dà la possibilità di ricominciare da capo e una famiglia che non mi ha abbandonata.  Il gioco? E’ stato un mezzo per estraniarmi dal mondo.  Mi ha sedotto, trascinandomi  in un mondo fatto di bugie e sofferenza”. Il gruppo giocatori anonimi di Torre Boldone è frequentato da dieci donne. Tra loro c’è Sofia, 29 anni.  “Poco più di un anno e mezzo fa, ero in un bar per bere un caffè”, ricorda. “All’ interno c’erano le slot, così  ho giocato 20 euro, senza pensarci. Prima di allora non lo avevo mai fatto. E’ uscito il jackpot e ho vinto 5000 euro.  Ecco, con il senno di poi, posso dirlo a gran voce: quella vincita è stata la mia rovina”.  Da quel momento, Sofia è attirata da quel mondo fatuo e pieno di illusioni. “Andavo al bar ogni giorno a sfidare la sorte.  Dieci, venti, cinquanta euro spesi quotidianamente, fino ad arrivare, nel giro di due mesi, a spendere circa 10.000 euro”. Pian piano, Sofia, così come era successo ad Anna, inizia a vivere una doppia vita.  Giornate intere in cui il tempo viene scandito dalle bugie per non destare sospetto. “Tutto era passato in secondo piano: gli amici, il lavoro, la famiglia, la mia priorità era vincere denaro. In quel periodo lavoravo in un’ azienda e uno dei miei compiti era quello di versare il guadagno della giornata direttamente in banca.  Inizialmente tenevo per me una piccola parte dell’incasso e lo investivo nel gioco, poi, per circa 4 mesi, l’ho utilizzato del tutto, fino a quando la ditta si è accorta dell’ammanco di circa 60.000 euro.

Ricordo che il giorno in cui i miei capi lo hanno scoperto, malgrado il mio cellulare continuasse a squillare, con un altro incasso nella borsa sono andata a giocare. Quando mi sono resa conto della gravità della situazione, ho confessato il furto. I miei colleghi erano sconcertati e la direzione  pensava che i soldi fossero ancora tutti in mio possesso  e voleva che li restituissi. Il mio ragazzo, ancora all’oscuro di tutto, non capiva cosa stesse succedendo. Io non avevo il coraggio di guardarlo negli occhi per dirgli la verità, l’ho fatto  una notte:  con un sms gli ho chiesto  perdono per quello che avevo fatto”. Anna e Sofia, in un istante, si erano giocate la famiglia, gli affetti, la speranza, il futuro, la propria dignità. Hanno avuto un solo modo per fermarsi: ascoltare chi le voleva bene. Sofia si è rivolta al fidanzato.  “Insieme abbiamo cercato un centro d’aiuto per il gioco d’azzardo patologico. Non mi ha voltato le spalle, e ora  frequentiamo insieme il Gruppo di Torre Boldone e cerchiamo di superare questa dipendenza.  Non gioco da circa 15 mesi. Intanto mi preparo ad affrontare  la causa legale in corso con l’azienda, e poi voglio solo lasciarmi alle spalle i giorni in cui non dormivo, bevevo solo caffè e contavo le monetine.  Sto ritrovando me stessa e non voglio più perdermi. Il gioco è la fine di tutto”.

Testo di Linda Marino | Fotografie di Michela Taeggi

 

Contatti utili

GA – ASSOCIAZIONE GIOCATORI ANONIMI ITALIA
Bergamo, Torre Boldone
Via Donizzetti, 1
Telefono: 340/9777463

 

 

 

 

 

 

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